L’escursione alle Gole del Salinello, uno dei canyon più affascinanti e spettacolari d’Abruzzo, mi ha fatto tornare in mente alcune parole di Henry David Thoreau: “ci spendiamo di più per quasi ogni articolo di nutrimento o denutrimento corporale, che per il nostro alimento mentale“.
Ho ripensato a queste parole mentre, con Piera e Anna, mi addentravo all’interno delle gole, in un mattino così caldo da non credere fossimo già a ottobre. 

Era da molto che non visitavo questo luogo ma si sa, le cose belle che sono a noi prossime (in questo caso, geograficamente parlando), finiamo spesso col darle per scontato: tanto sono lì, posso andarci sempre. E così si rimanda, di settimana in settimana; di mese in mese; di anno, in anno. Il 2019, invece, è stato l’anno che mi ha riportato alle Gole. Ad appena 10 km da casa mia. Me le ricordavo piene d’acqua. Me le aspettavo ricche di acqua. Ho dovuto ricredermi e mi sono ritrovata a pensare pure agli allarmi sul clima lanciati da Greta Thunberg. Insomma, la ragazza ha ragione. Il nostro cammino ci spinge prima verso le grotte che immaginiamo essere state usate anche da eremiti e alla Grotta Sant’Angelo, che però era chiusa, un vero peccato, per poi farci proseguire verso il canyon. Ci addentriamo nella natura verdeggiante, rigogliosa, pulsante. All’ombra, camminare è davvero piacevole. Restiamo in ascolto di quello che ci circonda. Prestiamo attenzione a quello che è intorno a noi. Cerchiamo l’acqua. Prestiamo orecchio al suono dell’acqua perché possa farci da faro nel nostro cammino. Di acqua, in realtà, ce n’è poca: è tanto, del resto, che non piove; dovevamo aspettarcelo, forse. Ma proseguiamo. Arriviamo a una prima pozza d’acqua. Qui c’è anche un ranocchio, cerchiamo di acchiapparlo ma lui è più esperto di noi nel divincolarsi. Questa prima oasi è davvero fotogenica. Ogni masso è al posto giusto, nemmeno dell’allestimento se ne fosse occupato un esperto designer. In questo caso, il designer è la natura e l’uomo può solo ammirare il suo lavoro cercando di trarne ispirazione. E’ quello che facciamo quando arriviamo nel punto più affascinante delle Gole, dove le pareti si avvicinano quasi a volersi sfiorare. La natura è sempre al nostro fianco lungo il percorso; si propone nelle vesti di muschi e funghi arroccati su di un tronco; nelle radici di un albero che emergono dal terreno e ci fanno da gradini lungo i tratti in discesa; negli splendidi ciclamini selvatici che spiccano tra il verde e il toni del marrone del bosco. Si sta facendo tardi e non ci resta da far altro che tornare indietro. Ci dirigiamo verso la Cascata del Caccamo, la vera protagonista delle Gole del Salinello. Per arrivarci, tocca percorrere un bel ratto in ripida discesa, attrezzato, però, con dei gradini e qualche corda. In 10 minuti siamo giù ma… rimaniamo deluse davanti alla cascata, che ci aspettavamo zampillante e invece era secca. La discesa però ha fatto aumentare la nostra fame e ne approfittiamo per rifocillarci, mentre contempliamo lo stesso quello spettacolo stranamente silenzioso. Thoureau sarebbe comunque orgoglioso di noi, perché in quelle ore, come sempre accade in occasioni come questa, abbiamo avuto modo di nutrire anche la nostra mente.

Letizia Castagnoli

Camplese di Campli, sognatrice e ritardataria cronica, credo nella forza del sorriso e nelle emozioni positive. Parlo due lingue, adoro i piccoli borghi, il mare e i suoi colori, il profumo intenso della macchia mediterranea…ma non ci posso fare nulla, il mio vero amore è la montagna. Scrivo, fotografo e racconto storie sul mondo...sono curiosa, tanto, tanto curiosa!

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